Chi sono

001.jpgNella mia famiglia la passione per la cinofilia c'è sempre stata. Mio padre era un cacciatore di vecchio stampo. Allevatore di segugi Italiani sia a pelo raso che a pelo forte, ancora oggi viene ricordato come una "vecchia volpe" sia nella scelta che nell'addestramento dei suoi ausiliari. A me i cani son sempre piaciuti tutti, apprezzando, per ogni razza, la tipicità morfologica e funzionale.

E però, sin da bambino quello che mi ha conquistato sugli altri è il nostro antichissimo cane bianco da pecora. Ancora negli anni 60, nel mio paese, nella Marsica, c'erano molti pastori che per condurre le greggi al pascolo dovevano passare davanti casa mia con i loro bianchi guardiani ed io rimanevo incantato da questa razza, proprio io che amo tutte le razze.

Credo che, purtroppo, poche persone hanno avuto la fortuna di vedere questo cane al lavoro. Oggi i bambini hanno molti svaghi, spesso con forte componente tecnologica. Ai miei tempi, il nostro svagare era nella natura e con la natura, l'incontro con i bianchi guardiani ci affascinava. luco1956.jpg
Il mio primo cane bianco lo presi nel 1980, da un pastore non lontano da me, della Vallelonga. Quando lo portai a casa mio padre mi invitò subito a toglierlo, palesandomi il suo timore che, crescendo, potesse recar danno ai suoi segugi. Affidai il cucciolo, che si chiamava Garibaldi, ad un pastore del luogo, ma lo seguii sempre, con amore, dalla crescita sino alla morte,avvenuta dopo quattordici anni.

Fu allora che decisi che la passione doveva, da parte mia, realizzarsi con fatto al servizio della razza e mi ripromisi, pertanto, di acquistare, quando avessi potuto, un terreno tutto mio, allo scopo di allevare. Con impegno e fortuna riuscii a realizzare il mio intento. Nel 1992 partecipai alla mia prima esposizione un raduno E.N.C.I. da allora mi sono sempre pi avvicinato alla nostra razza.
Nel 1995 ottenni l'affisso di "LUCUS ANGITIAE" Il nome del mio paese Luco Dei Marsi deriva dal latino Lucus e dall'italico LUVKO, "bosco sacro" che ricopriva i monti posti a confine con il santuario urbano dedicato alla dea Angitiae. Il paese si estende prevalentemente lungo la strada provinciale che costeggia a sud/ovest l'alveo del Fucino.La struttura longitudinale a terrazze del paese posta sotto il Monte la Ciocca è stata determinata dalla passata vocazione lacustre dell'originale insediamento rinascimentale il cui nucleo primario è individuabile a contatto della settecentesca chiesa parrocchiale, nucleo dominato prima del disastroso terremoto del 1915.

Quando ottenni l'affisso fu un momento importante: i miei "Garibaldi" non solo potevano avere una casa tutta loro,ma avevano anche un "cognome"che li distingueva e li distingue anche per i successi in esposizione, che mi onorano. Da quel lontano 1980, tanta esperienza ho potuto maturare con il nostro cane bianco, tanto impegno ho profuso e tanti riconoscimenti ho avuto a vantaggio, non mio, ma della razza. Cafiero e Vela.gif
Ho conosciuto tanti cinofili: dall'umile pastore ad esperti giudici di esposizione e da tutti ho imparato, l'incontaminata, anzi accresciuta, passione per la razza italiana, oggi mi porta a dire due cose che mi sembrano essenziali. La prima: si discute molto su questa razza: ma il tipo è uno, mentre la molteplicità e le diversità sono nelle persone che ne parlano, volendo, ciascuno, adattare il modello ideale al proprio personale gusto.

E questo può essere il germe per la dispersione del tipo e quindi della razza. L'E.N.C.I. ed il club di razza devono rigorosamente vigilare su questo pendolo. La seconda: esaurire il quadro di riferimento del nostro cane nella custodia delle greggi significherebbe perdere la razza in una visione antistorica. La pastorizia come una volta non c'è più, al tempo stesso, nuove esigenze e nuove richieste umane e sociali spingono il nostro cane ad ulteriori compiti per nuove gratificazioni dell'uomo. E' necessario ed urgente prendere atto della plasticità alladattamento del canis familiaris, che è il segreto della sua sopravvivenza accanto all'uomo.

Riconoscere che il nostro cane non può essere visto da lontano, accanto alle greggi, quasi come un essere in via di estinzione, così trascinato dalla decadenza della pastorizia, né essere ridotto ad inutile fenomeno da ring al servizio di effimeri esibizionismi. Occorre invece cogliere l'essenza del nostro cane che è stato, sempre e come porta nel suo D.N.A. un coraggio, incorruttibile equilibrato guardiano.

Su questa funzione, attuale e sociale, ben vengano le esposizioni come momento di verifica morfologica ma anche caratteriale. Ma occorre da parte dei cultori della razza avere la consapevolezza e la determinazione di introdurre il cane nella nostra società nelle città e fuori città a difesa della proprietà e delle persone, accanto a grandi e bambini, senza necessità di particolari addestramenti, ma secondo la sua natura e la sua dignità favorendone ladeguamento alla società che cambia per conservarne ed esaltarne l'indole, amandolo, per salvarlo e valorizzarlo. 

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